L’affascino

Nella terra di Lucania una sottile linea separa il sacro dal profano e attraversa borghi, valli, montagne, foreste, laghi. Viene da molto lontano, dall’alba dei tempi quando culti arcaici regalavano illusioni e la magia saturava l’aria e la terra sussurrando agli uomini. Parte di quella malia ha superato le torbide brume del tempo ed è arrivata fino ai giorni nostri nascondendosi tra le consuetudini e genti. Un qualcosa di molto potente che può essere piegata solo da alcune figure, in genere ammantate di nero e no, non sono i preti, che pronunciano espressioni  dialettali, preghiere e, forse, qualche frase senza senso, bisbigliando in un silenzio dispotico. E’ il rito dell’ ”Affascino”, monopolio assoluto delle donne del sud dove suggestioni e superstizioni si avviluppano in una spirale di mistero e borbottii, in barba alle moderne conquiste culturali e tecnologiche. Perché se è vero che il futuro è oggi, che basta un click per informarsi, che l’istruzione è alla portata di tutti, l’ Affascino resiste tignoso, come un mitile attaccato allo scoglio, risoluto contro malocchio o altre diavolerie, si nutre di malevolenza e travasi di bile e si combatte solo con un preciso rituale. Quando una persona avverte avvisaglie di stanchezza prolungata, mal di testa e sbadiglia tutto il giorno facendo concorrenza ai gatti probabilmente è stata “affascinata”, ossia presa dal malocchio. Non resta, allora, che rivolgersi a qualche donna anziana o persona di fiducia per scacciarlo così da ritrovare l’armonia. La procedura, certificata dai secoli, vede la donna porsi accanto l’affascinato e dare inizio al rito col segno della croce che viene successivamente rinnovato sulla fronte del tapino, quindi si da il via ad una serie di preghiere e nenie segrete che neanche i codici di magia custoditi nel caveau del Vaticano. Non mancano, inoltre, gli strumenti del mestiere quali forbici, piatti e olio. Nel corso del rito se alla “curatrice” sopraggiunge il primo sbadiglio mentre recita l’Ave Maria, significa che il malocchio l’ha trasmesso una figura femminile, al contrario se il primo sbadiglio sopraggiunge durante il Padre Nostro il malocchio è trasmesso da un maschio. Il canone si tramanda di generazione in generazione e si può insegnare solo a tre persone e in specifici giorni. L’Affascino, come altre pratiche e usanze, è cultura e rappresenta quella continuità col passato in un mondo che tende continuamente al cambiamento. Ci si può credere o meno ma rappresenta la vitalità delle nostre piccole comunità e va ad unirsi alla linfa delle tradizioni che sono parte della nostra identità. C’è poi il rito dell’Affascino a distanza. Ma questa è un’altra storia.

 

 

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