Giacomino

A ridosso del campo sportivo, adagiata su un loggione, dolcemente al di sotto della carreggiata, spiccava un’insegna al neon, sullo sfondo bianco un logo rotondo con tre stelle dorate e un tricolore in diagonale con su la scritta “Italia”. Quella targa segnalava la presenza del bar “Italia” di Giacomino, un posto gradevole e accogliente, realizzato con dedizione e tanto amore. Era un mondo a parte dove si praticava l’arte della flemma e delle bocce. Tutti i giorni, specialmente in estate, quando il caldo si faceva martellante, di buon mattino l’uomo col baffo a paralume si portava sul campo in terra battuta irrorandolo leggermente per impedire che si alzasse la polvere nel corso delle partite pomeridiane che vedevano i campionissimi locali con a capo Donatuccio, fuoriclasse indiscusso e incazzoso, sfidare quei poveri illusi che fantasticavano di batterli, quindi si dedicava al pergolato che troneggiava sul terreno di gioco curandolo con maniacale pazienza. Giacomino coltivava la prepotente idea dell’accoglienza, delle cose belle della vita, del barista amico di tutti sempre pronto ad ascoltare e dare una mano. Era una roccia sotto le stelle che si era trovata sulla strada di tante persone che si spingevano nel suo bar con la scusa di una briscola o di un caffè. Quel posto, quel viso, tenevano nota di tutte quelle circostanze che stuzzicavano la fratellanza e la solidarietà, lasciando che si ripresentassero perché chi andava a trovarlo chiudeva fuori il mondo, tra il campo da bocce, il pergolato, i tavolini e il calcio balilla si lenivano acciacchi , pressioni e difficoltà. Un corposo bicchierino o una fresca gassosa, accompagnati dal suo sorriso, facevano davvero miracoli, la musica si spegneva, così anche le voci e si riaccendeva la luce della pace, i cuori smettevano di correre e il tempo rallentava, poi Giacomino aspettava che si facesse sera, che l’aria rinfrescasse e i lampioni si accendessero per sedersi e trovare nuove direzioni per continuare a coltivare quel miracolo bellissimo che è la gentilezza.

 

 

 

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