La terra interrotta

“Qual è il compito di noi cittadini?” Questa è la domanda che dovremmo porci nel quotidiano mentre lavoriamo, mangiamo, passeggiamo, mentre condividiamo esperienze coi nostri cari e gli amici, inondandoci la bocca di parole come “empatia”, “dovere”, “prossimo”, “umiltà”. Ne verrebbero fuori diverse risposte, questo è certo ma tralasceremmo quella, a mio avviso, più rilevante: preservare la nostra terra, intesa come luogo natio ed esperienziale, come quel posto nel quale sperimentiamo i nostri giorni e costruiamo noi stessi. La terra è, forse, il mezzo migliore per avventurarci nella nostra interiorità, è come uno specchio che ci mette di fronte alla realtà svelandoci quella prospettiva che, vuoi per tedio, vuoi per disinteresse, tendiamo ad ignorare. Abbiamo perso il conto di quante volte proviamo rabbia e vergogna verso situazioni la cui gestione opaca e dilettantistica produce danni enormi a luoghi e comunità generando decadenza, borghi spopolati, crisi produttiva e commerciale. Fino a quando saremo disposti ad accettare tutto questo? A tollerare emigrazione incontrollata, inquinamento e povertà? A fare spallucce a quel potere oppressivo di una classe politica, almeno nella nostra Lucania, che ha fatto più danni, nel corso degli ultimi lustri, delle dieci piaghe d’Egitto? Ecco, questo dovremmo chiederci. E’ un qualcosa di facile da intuire visti gli enormi sacrifici a cui siamo condannati, vedasi economia stagnante, organizzazione Covid fallimentare, consiglio regionale bloccato, fiammate inquinanti e tanti altri veleni che vanno a fiaccare la nostra già debole resistenza. Come abbiamo deciso di combattere queste sofferenze? Con i post su facebook? Con chiacchierate da bar? Con una marcata indignazione? Non basta, purtroppo, perché tendiamo e diventare, come cittadini, sempre più piccoli e insignificanti. Le nostre opinioni e il nostro attivismo non contano quasi nulla e allora diventa necessario lavorare sulla cultura come antidoto a questi veleni. Quindi riappropriarci della terra e resistere con ostinazione e coraggio per smascherare coloro che vogliono direttamente o indirettamente danneggiarci. Perché solo pensando prima alle nostre piccole realtà, riprendendoci il legame millenario con la nostra terra, possiamo così portarci su quel percorso critico che abbraccia la società più allargata del nostro stivale e, perché no, del mondo.

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