Il fontanino

Ci sono dei luoghi solcati da luci lievi, più o meno silenziosi, dove le persone dipingono storie, ricordi, critiche e amori, dove convivono visi corrugati e sbarazzini, spalle incurvate, labbra mute e sguardi furtivi malamente dissimulati. A Grumento, il posto principe di aggregazione e di incontri è, dalla notte dei tempi, il “Fontanino”, altrimenti detto “A Ciamb rù cavadd” per la conformazione a U che ricorda, appunto, un ferro di cavallo. Uno spazio di vita dove ci si ubriaca di parole e affetti e dove nessuno si sente solo, dove anche le anime più orgogliose si perdono tra amici e quiete, dove si lasciano piccole eredità tra le ombre della sera quando si tracciano, inconsapevolmente, strade che cercano il domani. Il Fontanino ha il potere di far diventare l’inverno un po’ più caldo e l’estate più fresca, di dilatare le ore restituendo notti senza fine e abuliche atmosfere, di rendere quasi passabili improbabili gilet, inospitali calzature, pantaloni che andavano di moda negli anni sessanta. Nei pomeriggi inondati dal sole i bambini si rincorrono tra le panchine rompendo il silenzio del corso con strilli al galoppo che riecheggiano nelle strade attigue, quindi viene il turno delle badanti che portano quel quid di internazionale alla provincialità della location. Ma è in estate che la “Ciamba” si sazia di emozioni, punto fermo delle feste che animano il borgo e della “corsa del Fontanino” ideata dal vulcanico prof. Falasca. Poi abbraccia quelle comari che, col favore delle tenebre, fissano i passanti con sguardi freddi come l’acciaio pronte a cogliere il bello e il brutto per poi farne oggetto di flemmatiche discussioni. Il Fontanino mette in scena il luogo del sogno che ruba i silenzi e culla quel fine chiacchiericcio che è l’energia di una comunità, un luogo che va oltre il tempo e lo spazio, fatto di attimi e leggerezze, come quell’amico affettuoso che ascolta e annuisce in silenzio. .

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