Racconti Ecologici: L’abbraccio

Luca e Adele abitavano in una casa in legno costruita dal nonno anni prima sul limitare di un grande bosco che si estendeva per chilometri e chilometri in una rigogliosa Valle animata da una flora e da una fauna incantevole. Da millenni quell’ambiente regalava emozioni ai suoi abitanti sparsi per i tanti, piccoli borghi arroccati su colline e montagne: acque limpide, aria pura, laghi pescosi. Ma un giorno, a rompere la quiete dei boschi, giunse un mostro d’acciaio che si stabilì nel bel mezzo della Valle con i suoi pozzi, le sue cisterne e le sue ciminiere che eruttavano veleni nell’aria giorno e notte, dandole il colore della tenebra mentre gli alberi assumevano sfumature scure e si ricoprivano di licheni. Nelle frequenti passeggiate nel bosco i ragazzi avevano osservato dei rivoli di acqua color ruggine che fuoriuscivano dal terreno, trasudavano un odore nauseabondo che infestava tutto ciò che li circondava, il nonno confessò ai nipoti di essere molto preoccupato, la Valle stava cambiando aspetto poiché il mostro si stava nutrendo di interi ettari di bosco, sacrificato per fare posto a nuovi pozzi per estrarre l’oro nero. Di notte il rumore della fiaccola che bruciava i gas in cima al camino si faceva assordante disturbando il sonno di uomini e animali. Le piante e gli alberi, invece, sembravano aver perso l’essenza vitale, pigre vestigia su uno sfondo tetro. Un arroventato giorno d’estate la natura sembrò soccombere alla Bestia: uno smisurato incendio ne attraversò la pancia allungando la sua lingua verso il bosco confinante per poi diramarsi in tutte le direzioni. Torreggianti colonne di fumo nero si issavano verso l’alto divorando il cielo e la terra, gli alberi bruciavano, i fiumi sobbollivano e gli animali si davano alla fuga per non soccombere a quella grande tenebra. Disperati, nonno e nipoti si barricarono in casa nell’attesa dei soccorsi che, però, tardavano ad arrivare. Il fumo aspro dei rami di pino aggrediti dal rogo penetrava dal varco tra la porta e l’uscio, mentre rumori sinistri provenivano dal tetto, le fiamme avanzavano rapide e si trovavano ora a poche decine di metri dalla casa. Nonno e nipoti si rifugiarono allora nel seminterrato scrutando timorosi, attraverso le tramogge, quella raccapricciante visione mentre l’aria si colorava di riflessi cremisi. Ormai allo stremo, si erano abbandonati allo sconforto. Per un istante il vento abbandonò la Valle e fu in quel momento che accadde l’impensabile. Gli alberi che circondavano la baita intrecciarono tra loro le fronde trascinandole fino al terreno, così da formare un robusto sbarramento contro le fiamme. Si abbracciarono come fratelli affrontando con coraggio un nemico che ne avrebbe fatto cenere. Ma ciò non avvenne perché le lingue di fuoco andarono a spezzarsi su quelle possenti mura per poi lentamente estinguersi. La baita, il nonno e i nipoti erano salvi. L’anziano li prese per mano e li condusse sotto un carpino bianco che più aveva subito l’effetto delle fiamme, il tronco annerito e i rami mutilati facevano da testimoni sulla crudezza di quella battaglia ma la pianta era riuscita a resistere, seppure con molta sofferenza. Allora i tre sopravvissuti gli si serrarono intorno, cingendolo con forza per ringraziarlo. E così fecero con tutti i restanti alberi. Ogni giorno, appena svegli, quegli abbracci erano il loro primo pensiero verso gli amici che li avevano protetti dal mostro ostile.

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