Nunzia

I pennacchi di fumo si innalzavano densi nell’aria rarefatta delle mattine d’inverno quando un’ utilitaria scorreva tra i silenzi del borgo accarezzando la salita della Clemenza che avrebbe portato Nunzia a condividere abbracci e sorrisi, pronta ad animare le giornate dei suoi amici disabili. Il tempo trascorso tra le mura dell’associazione si incastonava nel suo cuore, cullandone l’anima, fruttandogli occhi brillanti di gioia. Il suo cammino ne aveva incrociato la rotta anni prima contemplando la bellezza di cuori fatti di gesti semplici, di silenzi e confidenze sussurrate con leggerezza e legate ai fili delle speranze e dei desideri. E se fuori il mondo era grigio e caotico, dentro, invece, si respirava l’aria di mille colori mentre le canzoni e la loquacità mettevano all’angolo la quiete, negli sguardi solo gioia, di quella che si trova nelle aspirazioni e nelle favole. Nunzia ascoltava quel canto e mille emozioni scattavano come molle sorreggendo quelle energie che ballavano col calore della vita, la fiducia dei suoi amici si traduceva in un amore incondizionato a braccia spalancate, la prendevano per mano correndo più veloci che potevano senza dare importanza a ciò che capitava perché erano lì per lei e lei era lì per loro, è quello che facevano come fratelli e sorelle, come fenomenali moschettieri, tutti per una e una per tutti, camminando sulla strada dell’esistenza, sorreggendosi a vicenda così che nessuno cadesse di faccia. Nunzia spargeva sfumature di luce come stelle sull’acqua, lasciandole trasportare dalla marea mentre si sedeva sulla battigia dei giorni accarezzando echi di bontà fino a quando la miccia dell’esistenza non si è spenta rimuovendo le sue impronte sulla sabbia. Ma il suo enorme cuore resta, scivolato attraverso le menti e le mani dei suoi amici come una calda coperta d’amore.

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