Antonio. “U’ Talian’ “.

Lo stridore del portone che si apriva puntualmente alle otto del mattino per accogliere i bambini le cui voci si levavano contro il cielo plumbeo, annunciava Antonio, per tutti “U’ Talian”, l’Italiano, collaboratore scolastico che sembrava uscito fuori da un racconto di Dickens. Salutava gli scolari uno ad uno distribuendo storielle e pacche sulle spalle. Si aggirava tra i corridoi e le classi silenzioso come un felino schiudendo le porte come uno scassinatore, non un cigolio, non uno sfregamento tagliavano quell’aria ovattata che veniva fiaccata solo dal suono della campanella. L’ “Italiano”  viveva le sue giornate  con allegria, benvoluto dagli studenti e dalle loro famiglie  perché non era solo un aiutante  ma un dispensatore di assistenza e consigli, una vera rock star, la ramazza era la sua chitarra, le storie che abilmente narrava la sua musica. Mentre i giorni scivolavano via e nuove classi si avvicendavano Antonio sembrava non invecchiare, forse perché aveva un rapporto privilegiato col tempo, come un acquazzone che scavava un fiume nella sabbia ne attraversava gli attimi congelandoli mille e mille volte. Possedeva un modo infallibile per blandirlo spegnendone le mire con estrema lentezza: quello di collezionare orologi. La sua faccia si illuminava, splendente come un’ alba di luce mentre si aggirava per i mercatini alla ricerca di cipolle e orologi da polso. Indagava tra quei pezzi unici, lo sguardo fisso sulle minutaglie fino a quando il vivido lampo dell’attenzione si issava su quell’oggetto del desiderio. Poi, quando rientrava tra le mura domestiche, vestiva i panni dell’orologiaio per sistemarne le parti danneggiate  così da riportare quel pezzo all’antico splendore. A lavoro ultimato, presentava il manufatto dinanzi alla speciale giuria degli scolari che lo promuoveva a pieni voti. E per un momento sognava vecchi sogni, commuovendosi, con festose lacrime che cadevano come pioggia e che facevano brillare ancora di più quel suo mondo fatto di bellezza e eternità.   

 

 

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