Caterina

Il sorriso arricciato e impenitentemente imperfetto che Caterina regalava ai suoi ragazzi delle medie ballava il valzer di un’anima gentile che teneva sottobraccio mille nostalgie di una vita retta a metà nella bolla degli anni. Il fuoco dell’affettuosità non si era mai acceso, nessun gentiluomo si era fatto avanti per gioire ai suoi risvegli, per ascoltare quella voce bassa e vellutata che era come una fresca erba primaverile, per sentire i battiti del suo cuore. Ma di tutto ciò Caterina non se ne faceva più una afflizione, ascoltava il suono del fiume della vita non lasciandosi inghiottire e facendo correre i suoi tanti sogni anche nei giorni più difficili. Perché aveva il coraggio di un leone che si muoveva selvaggio tra le praterie dell’esistenza, tracciando le stelle per adattarsi a non essere quello che gli altri si aspettavano. Indossava sempre una collana in perle che brillava come la luce di cento candele e che sembrava accendere la notte come quella serenità che baciava lentamente i suoi più cari amici e che era come un uragano che colpiva ovunque. Caterina era un fulmine silenzioso che andava a colpire le emozioni, regalava tranquillità mentre inarcava le sottili sopracciglia per poi sfiorarsi i capelli, il suo amore per gli altri era pulito e aguzzo come la lama di una sciabola, lo teneva sempre vivo, alimentandolo con parole gioiose. Non credeva nei fantasmi del passato e le scelte fatte non gli facevano più paura perché ora manteneva fermo il suo cuore tra le mani e non vi era tempo per le lacrime. Andò via come un vento di mezzanotte ma il suo cuore restò forte come non lo era mai stato.

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