Giuseppe

Giuseppe non si svegliava mai malinconico, la sua luminosa faccia era la prima istantanea del giorno quando i colori del grigio sfumavano in brillanti riflessi e le sue emozioni si affusolavano nella foschia delle prime ore del mattino mentre il silenzio autunnale accarezzava la bruma sui prati e sulle case. Sorseggiava il forte caffè che l’anziana madre gli preparava amorevolmente mentre gli dedicava il suo primo sorriso della giornata, poi metteva piede fuori dalla porta per sedersi qualche attimo sui gelidi scalini che si arrampicavano sulla casa e che, al tramonto, assumevano un tono rosso cupo. Di contro si trovava la serranda di quello che un tempo era stato il negozio di alimentari di famiglia, serrato ormai da almeno due decenni. Uno di quei posti dove si intrecciavano vite e amicizie, il suo pezzo di mondo che lo faceva sentire lontano da quelle folle che decantavano quel suo carattere un po’ schivo e un po’ sperduto che gli dettava un ritmo tutto suo perché Giuseppe inseguiva in modo spasmodico l’amabilità, innamorato com’era delle cose semplici. Ma il presente cedeva al passato e molti eventi si erano persi nelle caligini del tempo lasciandosi dietro solo foto sugli scaffali e risate il cui eco si faceva, nei giorni, più leggero. Con quelle immagini nella testa attraversava il pavimento irregolare della salitella, nei cui solchi attecchivano piccole perle di muschio, che lo separava dalla sua vettura, un pezzo quasi da museo che lo accompagnava, borbottando, dai suoi liceali. E mentre il sole si affacciava da dietro le montagne e le fronde luccicavano come un miraggio pensava allo scopo che si era dato: quello di mitigare la vita dei propri affetti e dei rari amici, un modo, forse, per riprendersi le occasioni mancate e i sogni perduti. Giuseppe era un uomo puro, di quelli troppo timidi per rompere il ghiaccio, uno che voleva bene alla sua comunità, non chiedendo nulla in cambio, un amore pieno e incondizionato che raccontava col cuore. Perché anche se non si vedeva molto in giro, nulla gli poteva impedire di tenere vive le scintille dei ricordi e dei sentimenti. Bastava solo che chiudesse gli occhi.

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