Storia della reliquia “Terra mixta cum sanguine Christi”.Parte terza

IL Furto.
Ore 3.40 notte tra il 24 e 25 Novembre 1717.
Un vento gelido sferzava i rami dei tigli schierati intorno alla Chiesa Matrice, in quella notte priva di luna e di stelle. Una figura coperta da un mantello cinerino se ne stava immobile tra i fusti, il volto teso e gli occhi che arrancavano nell’oscurità in cerca di un movimento. Un rumore sordo la fece voltare di scatto. Una guardia a cavallo stava avanzando sulla strada e gli zoccoli sull’acciottolato farcivano l’aria di un fragore che, nel silenzio, si amplificava fendendo il borgo. La chiesa, solitamente, non era sorvegliata, poiché non ce n’era di bisogno, Il massiccio portone d’ingresso, protetto da una grata a punte acuminate alta circa tre metri, necessitava di doppie chiavi custodite gelosamente dai monaci, ai lati erano collocati due bracieri che irradiavano una luce cremisi che rischiaravano a giorno il piazzale antistante, le vetrate, anguste, si levavano a dieci metri d’altezza, di difficoltoso accesso, sembrava, quindi, un luogo inespugnabile. Ma quella figura, che attendeva paziente nell’ombra un segnale da parte dei suoi compari, era in possesso di una notizia che, se veritiera, gli avrebbe permesso di accedere con estrema facilità nella navata…

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