Fiabe ecologiche: La Vecchia Quercia

 

In una città devastata dal cemento, dove i vialetti alberati erano solo un antico ricordo e i pochi parchi ospitavano ormai solo scheletri spogli pronti a capitolare ai primi venti d’autunno, in uno degli ultimi angoli verdi in fondo ad una piazza, si stagliava una mastodontica quercia. Un albero ruvido e vigoroso che ospitava scoiattoli, gatti, uccelli e che con la sua ombra modellava sul freddo asfalto figure fantastiche e armoniose. Gli abitanti del quartiere la accudivano e la proteggevano come una figlia, che felice di quelle attenzioni, contraccambiava riparandoli dal caldo torrido e offrendosi come compagna ideale di gioco per i bambini. Ma la città bramava quello spazio e voleva impadronirsene ad ogni costo, per costruirci un condominio, così all’alba di un grigio lunedì di Novembre, un piccolo plotone di operai armati di trattori, tagliasiepi, motoseghe ed esplosivo circondarono quel luogo pronti ad abbattere quel monumento della natura. Qualche residente, accortosi di ciò che stava accadendo, cercò di frapporsi tra le macchine e l’albero ma quella fragile resistenza fu spazzata via in un attimo. Pesanti catene ne serrarono il tronco mentre lame dentate lo mutilavano e i cunei penetravano il tronco. Gli animaletti suoi ospiti iniziarono a fuggire abbandonando l’amico al proprio, triste, destino. A mezzogiorno fu tutto finito, i trattori avanzarono fino al centro della piazza trascinandosi dietro l’ultimo albero della città per tagliarlo in mille parti, rami e tronco vennero caricati su enormi camion che scomparvero dietro una nuvola di fumo nero e puzzolente. Allora il capo cantiere diede l’ordine di ripulire l’aiuola e limare la parte di tronco ancorata sul terreno per versarci sopra del cemento ma dopo pochi minuti un temporale di proporzioni bibliche arrestò i lavori mandando tutti a casa. Il giorno successivo il sole si levò alto nel cielo terso ma degli operai nessuna traccia, così anche nei giorni seguenti. Sembrava che tutti si fossero dimenticati di quell’aiuola. Trascorsero i mesi e le erbacce presero possesso di quella striscia di terreno, gli abitanti decisero allora di estirparle. Grande fu lo stupore quando si accorsero che sulla base del tronco spuntava una piccola quercia, alta come un filo d’erba, il gambo ben piantato nel legno. Le persone gli si fecero intorno, felici. Così immaginarono di sedersi di nuovo all’ombra, di creare un’altalena tra i rami per i più piccoli, di fare dei pic nic sotto le sue foglie. La vecchia quercia non si era affatto rassegnata e aveva regalato alla città una nuova promessa di vita ricordandole la forza della vita che né asfalto, né cemento possono imprigionare.

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