Mimì

Sotto il riflesso di una luce al neon, i pensieri di Mimì sgattaiolavano fuori, perdendosi tra cumuli di libri e appunti nella quiete di notti che si facevano sempre più corte. Era come Clark Kent, super eroe dalla doppia identità: la mattina impartiva ai suoi piccoli alunni addottrinamenti di storia e italiano mentre nel pomeriggio, appena il vespro avanzava morbido tra le stradine, inforcava gli occhiali e si trasformava in studioso della memoria, abbandonandosi tra i polverosi testi della sua smisurata biblioteca. Perché Mimì era un cercatore di genti, di posti, di storie. Un questuante che non mollava mai, che si addentrava in vite trapassate per trasporle agli occhi degli altri. Teneva d’occhio il passato, ciò che era stato giusto e ciò che era stato sbagliato, ne sbrogliava la matassa vivendola come una vecchia aria con le palpebre socchiuse di chi sta per perdersi nelle brume dei giorni andati. Era innamorato delle immagini sbiadite, dei bordi confusi e dei colori smunti che avevano attraversato, insolentite dal silenzio, le epoche. Così ballava con le parole mettendo nella valigia della reminiscenza latinismi, proverbi, ricette e termini dialettali. Ma, oltre a ballare, Mimì correva. Insieme al Dottore e all’Ingegnere, compagni di mille chilometri, affrontava tratturi e strade sterrate con la grinta di un diciottenne, aggredendo le salite con quella sua andatura composita tra un pinguino e un ghepardo che traeva in inganno gli antagonisti che andavano subito in affanno quando i ritmi si facevano più sostenuti. Mimì aveva fede nella sua comunità, credeva in Grumento, inseguiva i piccoli talenti con quell’ironia un po’ british un po’ nativa che aveva acquisito dal papà, il mondo poteva aspettare perché la passione per l’insegnamento e la cura dei suoi alunni gli bruciavano dentro come una fiamma alimentata dal soffio dell’esperienza. I suoi allievi divenivano, così, ferratissimi sulla storia locale, sui termini ormai desueti, sulle corrette cadenze, le ore a scuola volavano via come il vento, conseguenza della passione che Mimì ci metteva tenendone sempre alta l’attenzione con racconti e lusinghe, trovando sempre nuovi modi per coinvolgerli. Poi, quando era stanco e aveva voglia di fermarsi si tirava fuori dal suo studio percorrendo Grumento in lungo e in largo, col sole, con la pioggia, col vento, con le stelle, illuminato dalla luce dei lampioni, sorridente, con gli amici di sempre. Mimì ha lasciato questo borgo portandosi dietro le sue storie, ma lungo la strada il sole splende, perché ha dissodato saperi, preoccupandosi per il domani, indicando ai suoi piccoli amici la via per prendersi il futuro.

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