Fiabe ecologiche: Il Quaderno

 

Nel 2171 l’Europa era diventata un’unica, immensa città di 350 milioni di abitanti. La carestia l’aveva duramente colpita e in giro non si trovava quasi nulla da mangiare. I cittadini ormai erano sull’orlo della disperazione e si nutrivano, a pranzo come a cena, di una sbobba viscida e insapore fatta con alghe e mais. In questa città senza nome e senz’anima abitava Alice con la sua famiglia. Si erano trasferiti nella parte ovest, dove prima vi era un paese chiamato Spagna, a causa del lavoro del padre, un ingegnere che si occupava di progettazione di orti urbani ormai senza lavoro perché in quei giardini non cresceva più nulla e, quindi, non vi era la necessità di progettarli. La ragazzina non riusciva a capire perché la frutta e la verdura si erano estinte così come le api, sostituite da insetti robotici, e molti altri animali. Allora il papà le spiegò che una grande multinazionale aveva brevettato e messo in commercio dei semi che si potevano piantare una sola volta. In questo modo i semi dei nuovi frutti e della verdura non potevano più essere piantati perché inutilizzabili. La multinazionale, grazie a questo giochetto, guadagnava miliardi su miliardi. Poi accadde l’impensabile, per qualche ragione non riuscirono più a produrre semenza e il mondo andò a rotoli. Tutti si affannavano a cercare una soluzione ma gli esperti affermavano che era tardi e la speranza ormai ridotta a un lumicino. Ma Alice non si rassegnava a questa triste sorte, così iniziò a leggere libri e riviste sull’argomento, la sua casa era diventata la biblioteca della scuola dove si attardava fino all’ora di cena tra le pagine polverose di trattati mai aperti. Un pomeriggio, mentre rovistava tra gli scaffali si trovò tra le mani un quaderno con foglie, ritagli di giornali e rametti sulla copertina. Lo aprì e lesse le prime righe scritte da un contadino di nome Gerald che raccomandava a chiunque lo avesse trovato, di custodirlo gelosamente. Perché quelle erano pagine vive. E preziosissime. Alice le girò una per una mentre lo stupore si disegnava sul suo volto. Prese un profondo respiro e se lo portò via, nascosto nello zaino. Doveva assolutamente farlo vedere a suo padre. Glielo porse mentre stavano cenando. L’uomo, maneggiandolo, pensò si trattasse di un insolito progetto scolastico poi, sfogliandolo, fu anch’egli preso dalla meraviglia. Su ogni pagina vi era disegnato un frutto o una verdura, seguivano dei brevi consigli e, in fondo, una piccola bustina trasparente fissata al foglio con un punto di spillatrice contenente dei semi. Antichi, non manipolati, raccolti con cura. Semi per ricominciare a godere dei frutti della terra. Ne piantarono uno di melanzana in un vaso di terracotta. Dopo qualche tempo una bellissima piantina si fece strada nel terriccio e un nuovo sogno apparve all’orizzonte.      

 

 

 

 

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