Storia della reliquia “Terra mixta cum sanguine Christi”. Parte prima

Terra e Sangue. Parte Prima

Il cordone dei soldati restò a sorvegliare le tre forme per il resto del pomeriggio. Il nazareno fu il primo ad esalare l’ultimo respiro, intorno all’ora nona, per le ferite subite in precedenza mentre per i due ladri il supplizio si stava rivelando ancora feroce poiché gli erano state rotte le gambe e l’asfissia li stava prendendo pigramente, non potendosi sostenere verso l’alto per respirare. Prossime allo sfinimento alcune donne, inginocchiate nella terra fangosa osservavano l’imponente figura di un centurione che si muoveva con rapidità tra i militi impartendo ordini con collerica frenesia temendo, forse, qualche violenta rappresaglia. Alcuni di essi abbandonarono silenziosamente la disposizione portandosi tra gli astanti mentre dall’altro lato del poggio una figura vestita con una tunica di lino grigia a strisce nere si era accostata a due immunes per riferirgli che la fossa comune era stata predisposta, pronta ad accogliere i crocifissi. Ascoltate quelle parole, una delle donne si staccò dal gruppetto, non prima di ammonire le altre a tenere gli occhi bene aperti. La tenebrosa barriera di nubi sembrava dissolversi lentamente così deboli raggi filtravano nella leggera foschia che era andata a formarsi sul cocuzzolo. Quella terra era divenuta ormai un limbo, preda di un plumbeo grigiore che inorridiva i cuori e le menti. Trascorse un’altra, interminabile, ora poi, da dietro alcune rocce, emerse con un’andatura spedita, Giuseppe d’Arimatea, ricco proprietario terriero e membro del Sinedrio, che passò accanto alle donne facendogli un cenno con la testa mentre andava incontro al centurione, il suo volto aveva una espressione imperscrutabile mentre teneva tra le mani una piccola pergamena col sigillo di Pilato. Si fermò porgendola al soldato che la dispiegò senza indugio.

Seconda parte mercoledì 4 novembre

 

 

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