Rosetta, Giovanni e il bar Mary

Il vento stava salendo e le raffiche attraversavano il corso assalendo il corteo nuziale, capitanato da Rosetta e Giovanni, che avanzava come una canzone sulla strada. Quel giorno, neanche a dirlo, lo sposo cavalcava il fulmine della gioia e non distoglieva, nemmeno per un attimo, lo sguardo dalla sua metà col cuore che gli ciondolava come fa il sole nel cielo terso. Rosetta e Giovanni avrebbero attraversato la porta di una nuova vita, inzuppandosi di felicità fino al midollo e fendendo, con abbagliante veemenza, le ansie del mondo. Al momento, però, la soglia da varcare restava quella del futuro bar Mary e, vista la brezza, bastava semplicemente alzare le vele del giubilo per dare inizio alla festa. Una volta dentro avevano riso forte, tanto che le facce si erano fatte paonazze, stringendosi le mani si guardavano negli occhi mentre gli orchestrali partivano all’assalto sulle note di Tenco, Dorelli, Gino Paoli, quindi diventava faticoso farsi strada tra gli ospiti, in pratica tutti i compaesani, che occupavano diligentemente ogni centimetro dei locali. Giovanni non poteva saperlo, ma quel bar dall’aspetto spartano sarebbe diventato il cuore della gioventù grumentina, facendosi poi storia. Cuori resistevano, amori si incontravano, occhi si lasciavano andare in quell’andito che portava verso un ammaliante poggiolo dove, una volta sprofondati sulle seggiole, scendeva il silenzio e sibilanti incantesimi si posavano su quei volti che artigliavano uno scenario da favola. Per generazioni di Grumentini il bar Mary ha simboleggiato spensieratezza e notti deste, tra partite a biliardo,  calcio balilla e improbabili personaggi che, come i cantastorie di un tempo, intrattenevano i clienti strappandone sorrisi e ilarità. I novelli sposi  non potevano poi sapere, mentre i familiari passavano tra gli astanti con enormi ceste colme di panini, taralli, le famose paste col “naspro” di Florio, le pastarelle e i biscotti da intingere nel vino, rigorosamente dello sposo, che quei locali avrebbero ospitato uno dei campioni di flipper più forte di tutti i tempi: Donato, che vinceva ad occhi chiusi tutti i premi messi in palio, destinati a chi otteneva il punteggio più alto. Non potevano sapere, tra tarantelle e quadriglie, tra fisarmoniche e organetti, mentre Rosetta  girava su se stessa e Giovanni gli mulinava intorno, ancora corteggiandola, sfiorandole il velo, che a quel bar non avrebbero mai detto addio, perché quella quotidianità, quelle vite, quelle sensazioni si sarebbero trasformate in lente danze fatte di dedizione e sogni  sotto i tuoni e i lampi dell’esistenza e poi tre nuove vocine che Giovanni avrebbe coccolato tra le sue forti braccia come un cavaliere d’amore splendente.  

 

 

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