La Maestra Paradiso

La balconata che dava verso est veniva inondata dal bagliore già dalle prime ore del mattino. I riflessi varcavano vetri e tendaggi per sommergere una gracile forma che emergeva tra cornici argentate, ottomani a temi floreali e un tavolino basso in legno di ciliegio che ospitava una moka i cui aromi abbracciavano tutte le stanze. La Maestra Paradiso sorseggiava nella quiete il suo morbido caffè poi si portava verso l’appendiabiti, indossava il pastrano e si chiudeva la porta alle spalle per abbracciare i suoi bimbi. Donna autorevole e dolce allo stesso tempo, leggeva i cuori dei piccoli studenti come un libro aperto, indicando ad ognuno la strada della disciplina e dell’ impegno. Saltava da una materia all’altra in somma solitudine mentre sulla vecchia lavagna vergava con mano leggera numeri, poesie, regole. Ogni giorno qualcosa di nuovo, ogni giorno una sfida, dilatando i momenti delle lezioni, perché tutti capissero, nessuno rimanesse indietro, così che le cose faticose da assimilare si dischiudessero come le braccia dei suoi bimbi quando l’abbracciavano, aprendo nuove pagine di conoscenza. Riusciva ad avvinghiare anche le menti più indolenti trovando sempre nuovi modi per rendere dolce l’aria tra quelle quattro mura, frantumandone il silenzio con l’eleganza di chi vive la propria missione ad alta voce, col bellissimo suono di un’anima che si donava alle generazioni. Quelle fatiche venivano sommerse dalla gratitudine delle famiglie, da vite che, prima taciute, avevano riempito gli spazi vuoti di giorni effimeri, dandosi nuove risorse. Il pensiero di stare lontano da quei mocciosi trasformava il tempo in un’arma che le feriva il cuore, l’insegnamento era l’aria che respirava, i libri il suo tocco di mille parole che si stiracchiavano nelle menti, nessun’altra cosa assurgeva a valore come quella passione che ne percorreva il vigore. Perché conosceva bene la ricchezza che dava lo studio, come un caldo abbraccio che confortava il freddo dell’ignoranza e a volte le bastava un viso, un oggetto, un luogo per agghindare i suoi pensieri di ricordi di chi gli era stato alunno e, come per incanto, gli si materializzavano davanti giorni che credeva obliati e vite ormai distanti da lei che facevano la spola tra quegli attimi e il passato. Ma lei ci sarebbe sempre stata perché non poteva tacere quelle vite dentro di sé e le avrebbe sempre accudite come esseri tra i più splendenti nel firmamento della sua esistenza.

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