Rocchino

Nell’ora tarda del mattino, puntuale come una chiamata del call center all’ora di pranzo, una sagoma giovane e un po’ ricurva si sistemava davanti al lungo bancone del bar Mary e aspettava pazientemente che Giuseppe, il suo barman preferito, agguantasse dal frigo un magico, trasparente e fresco elisir che mandava in estasi le sue papille pronte a festeggiare, di lì a poco, quel ghiacciato incontro con l’anello. Rocchino non poteva schivare la potente attrazione che quella bottiglietta di gassosa aveva sulla sua amabile persona, perché in quel pezzo di vetro ci vedeva un qualcosa di speciale. Coglieva quegli attimi che gli regalavano sorrisi e ciance facendogli dimenticare la sua diversità. Ragazzo fantasioso e creativo, era stato fatto scivolare da Madre Natura oltre la sporgenza della normalità, guardava gli altri come amici fraterni, mai triste, amava nascondere nella tasca dei pantaloni una pistola giocattolo che minacciava di usare se si trovava messo alle strette da atteggiamenti troppo formali. Ma quella luce fredda che gli attraversava il cuore durava il tempo di un istante, per poi convertirsi in un invito a mangiare insieme salsiccia e soppressata. Rocchino si prendeva cura delle sue giornate, ogni passeggiata un’avventura, si lasciava andare come un tronco trasportato dalla corrente affrontando, con quella faccia da bimbo smarrito, dolori e paure che, forse, noi non avremmo mai sopportato. Spesso si accompagnava all’anziana madre, attaccavano il Peruzzo e Via Zanardelli metro dopo metro, senza dirsi niente, non erano schiavi delle parole perché vivevano in simbiosi, accarezzando l’una le cicatrici dell’altro, Mamma Maria Carmela era il suo porto sicuro, la sua aura tenace gli dava forza, così da dare colore alle genti e alle cose. Rocchino figurava un’idea. Di amore e di vita. Portava avanti uno scopo, a sua insaputa. Ci mostrava come si dovrebbe lottare anche quando, apparentemente, va tutto per il meglio, nella sua purezza non si lasciava ingannare da  storie che non conosceva, così ci teneva per mano, proprio come amava stringere la sua amata bottiglietta di gassosa.

 

 

 

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