Il mondo vuoto. Cronache dalla quarantena.

In una comunità, quella della Val d’Agri, prima che queste “bizzarre” misure di contenimento bloccassero la nostra mobilità, il presenzialismo, il chiacchiericcio e le cose sottaciute erano tutto e davano così una falsa percezione del quotidiano. Falsa percezione che viveva su interessi clientelari e personalistici e che ha prodotto, negli anni,  fiaschi clamorosi  che sono stati “smascherati” da questa situazione che riveste un forte carattere di criticità. Veniamo subito al punto. Poche parole: Ospedale, notizie distorte, distorsioni logistiche, Cova, narcisismo imperante. Certo, parlare in un momento del genere potrebbe sembrare un azzardo, viste le molte difficoltà e le poche competenze in campo. Chi ne fa le spese, amici, è il cittadino( in questo caso della Valle) che, vittima di sottocultura e condotte politiche non proprio esaltanti, è risucchiato in un vortice di mancate comunicazioni e scarsa trasparenza. Il balletto dei numeri né è un esempio insieme alle dichiarazioni fuorvianti del genere “l’Ospedale è aperto” e le task forces politicamente blindate  capitanate da cazzuti  Chuck Norris pronti ad affrontare il Virus a mani nude. Ora, alla lunga ,il cittadino, in questo caso il Sottoscritto, tende, dopo giorni di silenzio e mestizia, leggermente ad incazzarsi quando si ritrova di fronte a scene e dichiarazioni di parte che fanno apparire gente come Barbara Durso o Sgarbi dei patetici dilettanti. La domanda del giorno è: “Perché il Cova non ha chiuso i battenti?” “Troppi interessi” dirà qualcuno, “troppe polpette in ballo”, “non si può chiudere la principale risorsa economica della valle, anzi, dell’intero globo terraqueo” perché qualche babbano ha pensato a un rischio contagio. Tra l’altro l’Eni ha dichiarato che chiudere il Cova è “impossibile”. Non l’hanno detto i sindaci, non qualche assessore regionale, non qualche luminare virologo. L’ha detto l’Eni.  Tutto ok, allora.  Et voilà, sembrerebbe (condizionale mai come in questo caso di obbligo)  grazie alla legge di Murphy, che ci sia un contagio tra chi operava al Cova. Mi fermo qui, le deduzioni su ciò che accadrà le lascio a Voi. Questione pacchi dono all’Ospedale di Villa d’Agri. Roba da fare impallidire Babbo natale.  Le notizie, come al solito, sono fumose e, visto che non possiamo mettere il naso fuori dalla porta, dobbiamo per forza di cose conformare le nostre certezze sul fatto che il presidio è in funzione. Purtroppo, visto che a molti piace giocare con le parole prendendo per i fondelli i  Valligiani, l’ospedale non è operativo, poiché ha riaperto solo l’area critica. Non l’intera struttura. Pertanto o questi non conoscono l’italiano o sono in malafede. Perché a noi è arrivato il messaggio contrario. Ci sono centinaia di persone affette da altre patologie, che necessitano di cure anche quotidiane che, per forza di cose, non possono accedere al Presidio. Questo è un fatto. Quindi, la logica dice: perché donare migliaia di mascherine all’Ospedale quando,invece, è forte la necessità di avere questi dpi a disposizione della popolazione? Perché, con tutti i fondi a disposizione non acquistare, come suggerito da un amico, dei saturimetri da consegnare alle famiglie? Perché farsi latori di una raccolta fondi che non ha ragione di essere? ( il perché è scontato ) Perché rincorrere e plasmare un’unica identità collettiva rincorrendo a tutti i costi una visibilità da influencer? (Vedi alla voce selfies da millenials imbolsiti davanti all’ospedale o improbabili scaricatori di porto ). Perché non puntare i piedi e fare chiudere quel porto di mare che è il Cova? Questa quarantena ha mille aspetti interessanti, ma solo un punto fermo: La nostra salute. E quando si tratta della mia vita e quella dei miei cari, scusatemi, io battaglio e non me ne starò zitto solo per fare un favore a qualche miracolato. Perché questi giorni nel mondo vuoto  finiranno e qualcuno dovrà rispondere moralmente e, forse anche giuridicamente, di quanto accade e accadrà.

 

 

 

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