Da un vecchio casolare. Poesia di Antonio Monaco

 

Inclemente l’afa affaticava il respiro.

Tracce di salsedine rimanevano stampate

sui volti provati da sofferenze campestre.

Rivedo gli  indumenti macchiati di mio nonno

dalla schiena ricurva,

di mia madre dai capelli scomposti,

di mio padre, un eroe cancellato dal silenzio,

mentre lanciavano la falce tra le spighe

con  le loro mani riarse e ruvide per la fatica

che gli veniva, puntuale, derubata dai galantuomini.

Eppure, di ritorno al casolare,

essi avevano la forza di sorridermi

e mi stringevano, a turno,  così forte a sé

che ancora ne sento il bisogno:

ero il loro sogno, la loro speranza.

Ora di quel casolare, inghiottito dai i rovi,

roso da erbe selvatiche,

sfilano, inesorabili, solo scivoli di sabbia;

i muri e gli affetti sono travolti dal tempo

che tutto  involve nel suo eterno fluire.

Li, in quel casolare,

 sempre  vomitava  una pentola sul fuoco,

tra vampate di fuscelli secchi

 e caotiche capriole di fumo;

mia madre impastava la farina per ricavarne pane nero

e in alto, fra tante ragnatele,

 pendeva la graticola carica di formaggi;

sotto il letto, calda, la gallina covava le sue uova.

Li, in  quel casolare, tra mille privazioni,

c’era una famiglia che sapeva di amare.

 

Antonio Monaco

 

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