Bottiglie parlanti: Bruttia Crispina. Una storia di duemila anni fa

Il sole stava per calare dietro il crinale dei monti a ovest e già si potevano osservare le prime stelle che si affacciavano nel cielo color cremisi. Quella sarebbe stata una notte illuna, le rocce che si stagliavano alle spalle della villa proiettavano inquietanti ombre sui campi, mentre l’aria fresca ne  avviluppava le stanze. Bruttia Crispina si portò nel tablino, lo faceva sempre quando i fantasmi della nostalgia prendevano possesso dei suoi pensieri. Osservò i ritratti degli antenati sorseggiando da una coppa di murrina il vino prodotto dalla sua stessa famiglia, miscelato con acqua e resina. Quell’elisir straordinario portava con sé l’incantesimo di una promessa: dare conforto all’anima, avvicinandola agli Dei.  La terra di quella Valle, dominata dalla città di Grumentum, era stata benevola madre, così da soddisfare tutti i loro bisogni. Si sentì chiamare dal Magister Bibendi che la invitò a tornare nel triclinio tra i tanti ospiti. In fondo era la festeggiata ed era suo dovere presenziare al brindisi propiziatorio nel giorno del suo compleanno. Due haustores diedero inizio al banchetto facendo sfilare carne ed altre pietanze. Bruttia esibì un caldo sorriso e chiamò a sé Moderatus, ringraziandolo e brindando alla sua salute. Per nessuna ragione al mondo avrebbe rinunciato a quella Valle e al suo vino.  

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