La Corrida grumentina

Quando il vento gelido si faceva strada nelle sere d’inverno ululando tra i rami spogli e giocando a girotondo con le foglie sedimentate nei vicoli regalando al  borgo una quiete esangue, le grigie nubi della malinconia venivano spazzate lontane da esibizioni canore degne di valenti rockstar. Tali gorgheggi, che facevano concorrenza al canto dell’usignolo, applauditi da un fittizio ed esaltato pubblico, avevano palcoscenici di tutto rispetto: i box doccia o, in alternativa, le vasche da bagno dei Grumentini. Sinuose voci  si alternavano a clamorose stonature degne di campane in  sperdute chiesette di campagna, mentre i livelli tecnici di pronuncia delle canzoni, specie quelle in inglese, raggiungevano vette nobili. “Visciu uè ir”, “ Ai blu, dadadì, dadadà” e ancora “bebi ai loviu” facevano da sfondo a rimbrotti e intimazioni a darci un taglio da parte di familiari stressati che, primaticci eredi di Annibale, assediavano la stanza da bagno fino a mettere la parola “fine” a quelle improvvisate esibizioni. Tutto questo trambusto aveva, naturalmente, un suo perché. Poteva sembrare alquanto bizzarro, ma quei convinti interpreti aspiravano tutti a partecipare allo show degli show,  l’evento top dell’estate grumentina che si traduceva in una sola parola: “Corrida”.  La leggenda narra di Euterpe, Musa della musica, apparsa in sogno a Michele “il Cucco” invitandolo ad organizzare una potente manifestazione canora, mettendo al bando pallose serate estive fatte di monotone chiacchiere e passeggiate, le cui armonie si sarebbero elevate fino ad Apollo. Il Cucco, svegliatosi di soprassalto prima dell’alba, ancora sotto choc per l’apparizione, si librò silenzioso sfrecciando sulle pietre umide del mattino alla ricerca di un posto dove strimpellare accordi insieme ai futuri concorrenti. La fortuna fu subito dalla sua parte facendolo imbattere in un bugigattolo di pochi metri quadri subito occupato da pianole, chitarre e casse. Da quel momento potenziali eredi di Ramazzotti, Spagna, Ligabue, Mario Merola e Freddie Mercury affollarono quella bottega, ragazzi e diversamente giovani, affidandosi ai suoi consigli, pronti a tutto, anche a sacrificare serate leggendarie, pur di vedersi su un palco. Il Cucco li seguiva con quella solennità tipica dei musicisti di alto rango, pronto a plasmarne le caratteristiche. Le prove iniziavano settimane prima, le menti concentrate sul sapore dell’esibizione, in quelle giornate la musica era tutto ciò di cui i concorrenti avevano bisogno, Grumento così si ravvivava di colori e luci, di speranze e pianti, si coltivavano sogni e  i suoni univano anche i cuori più distanti. Finalmente arrivava l’attesa serata, l’ultimo Sabato di un Agosto che era scivolato via troppo velocemente, le ansie e le paure si scioglievano come neve al sole, il tempo sul palco sembrava rallentare. Le esibizioni si susseguivano tra mille imprevisti, cori di incoraggiamento e applausi col Cucco Deus ex machina che, appollaiato dietro a un mixer,  sussurrava parole e suggerimenti mentre attimi di gloria solleticavano quelle canzoni di vita che ognuno dei partecipanti si portava dentro, riflesse come granelli tra le sabbie del tempo.     

 

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