Franchino.Il Santo bevitore

Franchino, incoronato da Bacco Santo Bevitore, abitava nel centro storico, in una casa che divideva con la madre e il fratello. Trascorreva le giornate lavorando la terra e accudendo un piccolo gregge di pecore e capre. Si accompagnava sovente all’unico amore della sua vita, il vino, demone che lo aveva tratto in inganno fin dalla tenera età, sciogliendo le paure che gli consumavano l’anima. La sera, di ritorno dalla campagna, amava intrattenersi a sorseggiare qualche bicchiere di corposo rosso insieme a qualche compagno di banchetto, tutto compreso nel ruolo di cantore di quel liquido color petrolio, denso e dagli aromi fruttati. Il succo d’uva che riusciva annualmente a produrre nella sua modesta vigna copriva il fabbisogno della famiglia solo per qualche mese. Esaurite le scorte, iniziava un pellegrinaggio a cadenza settimanale presso la cantina di Antonio e Rosina, suoi fornitori ufficiali di rosso. La procedura, una tecnica collaudata da anni, lo vedeva sgattaiolare furtivamente nella cantina, munito di due o tre fiaschi da cinque litri, colandoli fino all’orlo dalla botte per poi segnare sulla stessa con un gessetto la quantità di vino prelevata. A fine mese, poi, provvedeva al saldo. Vestiva con una giacca di colore marrone abbinata a pantaloni di un paio di taglie più grandi; in testa un berretto alla Indiana Jones che si abbinava perfettamente ai suoi occhi castani. Un avventuriero di altri tempi, un cuore impavido che aveva domato i rimpianti della vita persi in quelle solitudini che lo accompagnavano tra boschi e campi insieme al suo fido Argo, un bastardino che aveva salvato dalla furia del fiume Agri.
Nei pomeriggi d’inverno, quando la pioggia danzava trasportata dal vento e il cielo si tingeva di un grigio pallido, Franchino metteva radici al bar. La sua figura si dissolveva tra una briscola e un tressette nel fumo aspro delle sigarette, benedette da fiumi di rosso. Tutti lo conoscevano e tutti ne apprezzavano l’animo luminoso e innocente, appiglio a volte debole per una vita che gli aveva riservato poche occasioni di lottare contro le avversità. Se ne andò nel soffocante silenzio di una notte d’estate, solo, nella villa di campagna che aveva costruito con le sue mani, blocco su blocco, la cui forma astratta e indefinita rispondeva all’ispirazione di quel Picasso locale. L’addio di Franchino fu vissuto come un dramma dalla popolazione che rimase profondamente turbata dall’evento. Il libro del destino dedicava ora un capitolo a un uomo i cui modi di fare semplici e diretti si erano abbattuti come accecanti lampi di fuoco sui grumentini, rasserenandone le esistenze. Gli sarebbe piaciuto fermarsi di più, ma il Creatore, evidentemente, aveva altri progetti.

Newsletter Updates

Enter your email address below to subscribe to our newsletter

Leave a Reply